IL PERCORSO DI COACHING: I 6 STEP PRINCIPALI (di Sergio Amatulli)

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coaching: i 6 step principali


Una guida ed un video imperdibile sui passi di un percorso di coaching.

La platea dei lettori che seguono i miei post su questo blog è composta in parte da miei clienti (attuali o passati) ed in parte da persone che sono interessate al coaching con particolare riferimento alle sue applicazioni in azienda.

Al di là del gruppo a cui appartieni, ho pensato possa essere utile riassumere i passi principali che un Coach ed un Coachee affrontano insieme sin dalla prima conoscenza. Sono certo che questo post possa essere interessante per entrambe le categorie di lettori indicati, per diverse motivazioni:

  • per i clienti (attuali o passati): rivedere le fasi del proprio percorso di coaching, i momenti topici, gli obiettivi iniziali e le sensazioni che si trasformano durante il susseguirsi di sessioni è quanto di più formativo e coinvolgente nel coaching. Anzi, è la formula perfetta per ottenere ancora di più dal proprio percorso di coaching e dall’investimento di tempo e denaro. 
  • per gli interessati/appassionati/curiosi: è il modo per conoscere come lavora un coach (o meglio,per certo, come lavoriamo noi in Human Performance ed i Coach con cui collaboro), quali sono i passaggi principali del percorso, come si parte e cosa usa un Coach nel suo mestiere.

Bene, definito chi leggerà questo articolo e perchè, per semplificare il tutto voglio prima farvi vedere questo video di pochissimi minuti:


Penso che il messaggio sia semplice, simpatico ed illuminante, vero?

Vediamo insieme gli step descritti:

1. Chemistry meeting (nel filmato Meet): è il primo incontro tra Coach e Coachee, in cui ci si conosce e si capisce se nasce la giusta empatia ed alchimia. Nei casi in cui la relazione funziona bene, sin da questo momento si instaura già un buon livello di fiducia da parte del cliente nei confronti delle competenze del coach e della sua capacità di afferrare subito i suoi bisogni ed obiettivi. Se il programma di coaching è promosso dall’azienda, spesso questo primo incontro one to one viene preceduto da una presentazione a tre (il terzo in genere è l’HR Manager che ha già conosciuto e valutato il Coach) o addirittura a quattro (ai tre precedenti potrebbe aggiungersi il capo del nostro futuro coachee, presente per indicare dal suo punto di vista le aree di sviluppo). Se sei interessato ad un chemistry meeting con me per i lettori di questo blog c’è questa utilissima opportunità

2. Piano di Sviluppo Personale-PSP (nel filmato Vision): se il primo incontro è stato un successo, siete arrivati alla prima vera sessione (avendo già stipulato un accordo economico direttamente con il coachee o con l’HR Manager). In questa sessione vengono definiti in modo dettagliato il piano di obiettivi a cui il coach e coachee tenderanno e che rappresenteranno la bussola del loro lavoro. E’ un momento fondamentale. Se il PSP è ben definito (ogni Coach che si rispetti ha proprio un modello chiaro che viene compilato dal coachee dopo adeguata discussione con il coach) siamo a metà dell’opera. Non voglio dilungarmi, ma obiettivi ben definiti e SMARTIZZATI sono il segreto di almeno il 60% del successo di un percorso di coaching. Inoltre, ritengo molto utile precisare che a volte, per raccogliere più informazioni utili nella redazione del Piano di Sviluppo Personale, per i Coach che hanno particolari competenze e licenze d’uso, la prima sessione può essere anticipata dalla compilazione (da parte del coachee) di un Test che produca un report utile a segnalare punti di forza e aree di miglioramento del coachee (ad esempio io uso questo nel 90% dei miei percorsi di coaching). 

3. Il percorso 1 (nel filmato Journey): è il momento che rappresenta il lavoro vero e proprio. Durante i vari incontri il Coachee inizia sin da subito a trovare nuove soluzioni e risposte e comprende le dinamiche e gli aspetti importanti del suo essere un manager ed una persona efficaci. In realtà il Coaching è un percorso evolutivo e quindi i primi cambiamenti e i primi risultati sono spesso veloci, ma è qui che il Coachee scopre che ciò che immaginava essere il punto di arrivo è in realtà un punto di passaggio che porta ad un obiettivo che è diventato ormai alla sua portata (spesso è questo il momento in cui vedo che il cliente si illumina perché capisce che dentro di sé ha molti più talenti di quanti lui stesso se ne attribuisse). Vi assicuro che è uno dei momenti che mi fanno adorare il mio lavoro.

4. Il percorso 2: in questa parte di filmato spero inizi ad essere chiaro un punto fondamentale. Come vedete il Coach ha una sua cassetta degli attrezzi (tecniche e metodologie), ma il ruolo del cliente è assolutamente da protagonista, attivo ed unico artefice delle azioni. A volte può rischiare di entusiasmarsi troppo ed infatti il Coach è lì ad evitare che si faccia male o ne faccia ad altri. Ma lo ripeto: nelle sessioni di Coaching dovete sentire che il protagonista siete voi, il Coach è solo uno stimolo. Quello che voglio sottolineare è che il coaching non si svolge come la formazione, il coaching non si svolge come una consulenza, il coaching non è tutoring o mentoring. Infatti tutte queste attività di supporto alla persona e/o organizzazioni hanno un loro nome già definito e chiaro. Il coaching è coaching e non è nient’altro e in questo c’è la sua principale differenza con le discipline indicate prima (http://www.coachingaziendale.info/il-coach-e-le-domande-efficaci/).

5. Il feedback: nel filmato non è esplicito, ma io nei percorsi di coaching in azienda spesso promuovo a metà percorso un incontro con gli Sponsor (HR o Capo) per raccogliere e rinforzare i primi miglioramenti che si sono potuti osservare nell’ambiente intorno al coachee e rifocalizzare le successive sessioni su quelle aree che non sono ancora migliorate visibilmente. E’ un momento molto utile che dà la percezione della misurabilità dell’impatto dei comportamenti efficaci nel coachee. E’ inoltre fondamentale per mantenere coinvolti gli sponsors.

6. Fine percorso – misurare l’impatto e celebrare il successo: la fine del percorso è un momento emozionante, in cui il Coach propone al suo Coachee di riavvolgere brevemente il “film” dell’intero lavoro svolto assieme e dei momenti topici e lo incoraggia a trarre conclusioni e apprendimenti che possa portare con sè del suo processo di “AUTOCOACHING”. Infatti, almeno io, in genere propongo di accettare la sfida di creare un PSP (Piano di Sviluppo Personale) da perseguire in autogestione, ricalcando il processo di coaching che ormai deve aver ampiamente acquisito. Nell’ultimo incontro c’è anche la misurazione dei risultati e del raggiungimento degli obiettivi, con un processo di feedback a 360° che coinvolge: commitenti (HR), capi diretti, il Coachee ed il Coach.

Sono riuscito a trasferirti come si lavora con un Coach e quali sono le fasi salienti di un percorso di Coaching? So che ci sarebbe molto ancora da dire e che vorresti sapere, ma intanto puoi usare il nostro form contatti, qui.

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Sergio Amatulli

coach Sergio piccola(2)L’Autore: Sergio Amatulli è un esperto Executive e Team Coach, Docente in ambito Soft Skills, si occupa di progetti di cambiamento e sviluppo organizzativo in azienda, attraverso la formazione ed il Coaching. Opera in tutto il Nord Italia ed è un appassionato studioso di Leadership e Intelligenza Emotiva.

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Sergio Amatulli at Human Performance Italia
Sergio Amatulli è il fondatore della Human Performance, un esperto Executive e Team Coach, Docente in ambito Soft Skills, si occupa di sviluppo di progetti di cambiamento e sviluppo organizzativo in azienda. Opera in tutto il Nord Italia, ed è un appassionato studioso di Leadership e Intelligenza Emotiva.
Svolge spesso interventi come Temporary Manager nel ruolo di Direttore Organizzazione e Formazione, presso piccole e medie imprese.
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