COME LA CULTURA AZIENDALE PUO’ MINACCIARE LA TUA ORGANIZZAZIONE

COME LA CULTURA AZIENDALE PUO’ MINACCIARE LA TUA ORGANIZZAZIONE

Organizzazione aziendaleLe realtà dotate di una migliore organizzazione aziendale, sono anche quelle in cui i manager capiscono il vantaggio di creare un clima e una cooperazione positiva.

In quest’ultimo periodo, sono stato coinvolto in attività di analisi e riallineamento dei comportamenti in azienda. Uno dei dati che hanno avuto più rilevanza da parte del Cliente (il Board in genere), è stato il livello di insoddisfazione dei collaboratori in genere…… ma anche dei loro Manager.

Principalmente il livello di insoddisfazione, non riguardava aspetti retributivi o contrattuali, ma l’incoerenza tra messaggi e decisioni annunciate e realtà, tra piani operativi e la realtà.

E da qui la ricerca è stata approfondita: l’incoerenza apparteneva anche a livello di valori annunciati e la realtà, tra le policy aziendali e realtà. E l’insoddisfazione emersa è stata a tutti i livelli gerarchici.

Questo è un tema interessante: le valutazioni che possiamo fare sono diverse. Io voglio però offrire uno sguardo riguardo alla intangibile e sottovalutata cultura aziendale. Fra gli elementi emersi che più mi hanno colpito, è l’inconsapevolezza riguardo alla formazione della cultura aziendale predominante, e alla Responsabilità di chi ne è garante. Già, chi ne è garante??

Al fine di creare una organizzazione aziendale che sia veramente efficace, chi gestisce persone, deve guardare oltre i vantaggi, e concentrarsi sulla creazione di un luogo di lavoro in cui i dipendenti non solo amano impegnare il loro tempo, ma si sentono anche soddisfatti e motivati.

Nei simposi, nei convegni, se ne parla tantissimo. Eppure sembra solo un esercizio semantico, svuotato dal suo reale significato. La cultura aziendale è ciò che clienti interni (collaboratori) e clienti esterni (partner, mercato, etc), direbbero riguardo al modo in cui le persone collaborano fra loro, o ciò che direbbero riguardo al grado di coerenza tra l’immagine e i valori che l’azienda “tenta” di comunicare, e ciò che avviene nella realtà.

“Insomma il “walk the talk” noto fra i punti chiave nella leadership, è in realtà concretamente visibile nell’organizzazione aziendale.”

In definitiva, la cultura aziendale è data dalle credenze e dai comportamenti che permeano la tua organizzazione. Anche se non è facile da definire, la cultura è un aspetto vivo del tuo business, che si sviluppa e cambia man mano che cresci. Si estende anche a come lavori con clienti e partner e anche a come le parti interessate e i potenziali assunti ti percepiscono.

Per questo motivo, quando ho l’opportunità di lavorare con gli imprenditori per aiutarli a sviluppare le loro attività, dò forte spinta riguardo l’importanza di sviluppare intenzionalmente una cultura aziendale che sia una rappresentazione veritiera dei valori della loro azienda.

Perchè la cultura aziendale è fra gli elementi che se non governi intenzionalmente, avrà certamente un impatto negativo sul business e l’efficenza organizzativa. E se sei un Manager, riconosci benissimo ciò di cui parlo.

Prima ancora di intervenire su altri aspetti del business, è importante riconoscere che la cultura aziendale inizia – e può anche terminare – con i tuoi valori. Questi valori sono la base per il modo in cui la tua azienda opera sia internamente che esternamente. Quindi innanzitutto, devi ri-determinare quali sono i valori della tua azienda (o che dovrebbero essere). E poi è necessario usare quei valori per valutare ogni decisione, compresi i collaboratori che verranno assunti e i manager che li rappresenteranno.

Nella mia esperienza, ho notato che 4 Valori hanno un impatto positivo sull’efficenza organizzativa e sulla cultura aziendale: Integrità nelle relazioni, Innovazione (di processo, di prodotto e organizzativa), Efficenza e Persone.

Ogni volta che un gruppo che ho formato o che ho avuto modo di guidare, declina nella realtà (almeno) questi 4 Valori, ho notato in poco tempo raggiungere livelli di solidità e performance davvero ragguardevoli rispetto ai competitor. E tra gli aspetti che meno vengono presi in considerazione, è il cosiddetto effetto “farfalla”.

Molte delle culture aziendali di maggior successo oggi adottano un approccio basato sui valori. Tesla, e tutto il network di attività legate al Brand Brunello Cucinelli ne sono un esempio.

In queste realtà se i dipendenti non soddisfano innazitutto i requisiti valoriali, non saranno adatti alla compagnia. Quando si impostano chiare aspettative sui valori per i dipendenti, è facile fare assunzioni che soddisfino tali aspettative e rafforzare la propria cultura aziendale.

Una dichiarazione forte sui propri valori sia internamente che esternamente, fonda anche il servizio al cliente.

Sono fermamente convinto che mettere i dipendenti al primo posto sia parte integrante della creazione non solo di una cultura aziendale di successo, ma anche di un business di successo, motivo per cui gli individui sono uno dei valori fondamentali. È un errore pensare che l’offerta commerciale sia la risorsa più importante per la un’azienda, in ogni mercato. Nel corso del tempo, la tecnologia e i mercati possono cambiare radicalmente, quindi le risorse aziendali più importanti che possiedi sono le tue persone.

Incoraggiare relazioni altamente fiduciarie e la fedeltà dei dipendenti è un imperativo, in modo che tutti i membri del team sono pronti e disposti a superare le inevitabili tempeste che accompagnano i cambiamenti organizzativi.

In Italia non è raro vedere culture aziendali tossiche. Sono sempre esistite, spesso a causa dell’inadeguatezza e scarse doti di leadership del Management. Ad oggi la differenza è che facilmente possono subire sovraesposizione mediatica e/o sociale. Lascio immaginare cosa significhi per quelle aziende. 

E’ vero c’è molta strada da fare, ma ancora una volta i parametri per la ricerca del benessere di business si aggiornano, e chi si arrocca sulle proprie posizioni si avvia al declino.

Sono certo che leggendomi, ti siano venuti in mente un sacco di esempi (sia positivi che negativi), e mi piacerebbe se tu avessi voglia di condividerli con me e gli altri lettori. Anche questo cambia la cultura imperante!

E se vuoi coinvolgerci o hai richieste riguardo ai tuoi piani strategici del 2018, contattaci qui

A presto

Sergio Amatulli

L’autore: Sergio Amatulli si occupa di Executive e Team Coaching, formazione manageriale e Temporary Management dal 2002. Speaker e docente in ambito Soft Skills, si occupa di progetti di cambiamento e sviluppo organizzativo in azienda, attraverso la formazione ed il Coaching. Opera in tutto il Nord Italia, ed è un appassionato studioso di Leadership e Intelligenza Emotiva. Scrive per www.coachingaziendale.info .

TEAM LEADERSHIP TIPS: strategie di coaching nel lavoro

TEAM LEADERSHIP TIPS: strategie di coaching nel lavoro

team leadership tips
www.coachingaziendale.info

Con efficaci strategie di coaching e team building attraverso la leadership, puoi aiutare i dipendenti a raggiungere il loro pieno potenziale.

Un Manager porta le persone giuste a bordo e le sviluppa continuamente in modo che svolgano il proprio lavoro al meglio delle loro possibilità. A volte un buon manager pensa in termini di allenatore sportivo di squadra, (calcio, pallavolo, basket). Recluta le persone giuste, valuta le esigenze di formazione e sviluppo e lavora per migliorare le abilità di tutti. In poche parole, al giorno d’oggi, un buon Manager è anche un Coach.

In qualità di Manager Coach, uno dei tuoi compiti è quello di assumere il personale migliore. Condividi il Tweet

Quindi, se in qualsiasi momento i tuoi dipendenti non hanno le competenze necessarie per svolgere bene il loro lavoro, il tuo compito è di addestrarli o procurare loro le risorse per farlo.

L’analisi dei bisogni formativi è, infatti una responsabilità continua, poiché le esigenze aggiornare capacità e competenze, cambiano man mano che cambiano le esigenze del business.

“Ma ancor prima, è necessario che tu sia in grado di assicurarti che i membri del team comprendano i valori e la missione dell’organizzazione.”

Una credenza fondamentale per il coaching è che ai dipendenti piace fare un buon lavoro e ottenere feedback e incoraggiamento positivi. Sedersi con un dipendente per discutere i suoi recenti sforzi, non deve essere demoralizzante. Se è fatto con tatto, è possibile spostare il focus sul punto chiave per fare un buon lavoro e, di conseguenza, ottenere il feedback positivo che vuole.

Diventare Manager Coach

L’attività di training, è qualcosa che inizi il primo giorno di un tuo collaboratore, quando discuti con lui le responsabilità, le tue aspettative, il ruolo del team o business unit nel quadro aziendale, e la missione e la strategia dell’azienda. Successivamente, pianifica di incontrare il collaboratore (da solo) almeno una o due volte al mese.

Molti manager sostengono di non avere il tempo di allenare ogni dipendente con regolarità. Tuttavia, chiediti: “Quanto costerà in termini di tempo o denaro se i miei collaboratori non hanno una visione chiara delle priorità o dei piani operativi, o mancano di competenze critiche, o incontrano problemi che impediscono la performance?”

“Il costo in termini di tempo e denaro sarà molto più del tempo che trascorrerai nella tua attività di training/coaching. Immagina il coaching come ad una manutenzione preventiva.”

Se un dipendente ha bisogno di imparare nuove abilità, potresti preoccuparti di procurargli le persone, i trainer o risorse opportune. E mentre il dipendente sta imparando, non puoi disinteressartene. Il tuo disinteresse risulterebbe un giudizio sotteso riguardo le sue abilità. Invece il presupposto dev’essere che tu credi che l’individuo possa gestire il cambiamento ed il lavoro. Se hai dei dubbi, non perdere tempo, prendi le decisioni che servono e parlane con il dipartimento HR, oppure con i vertici aziendali.

I bravi Manager Coach riconoscono che c’è una curva di apprendimento, e fanno degli incontri bisettimanali, proprio per aiutare i loro collaboratori e incoraggiarli a perseverare nell’apprendimento.

“Sei lì per massimizzare le performance di tutti i tuoi collaboratori, non solo di quelli che ci arrivano da soli”

Come fare coaching con i tuoi collaboratori?

Fai loro delle domande. Chiedi loro opinioni sui lavori in corso. Cogli l’occasione per dare un feedback. Non ho mai visto nessuno morire di feedback eccessivo sulle prestazioni lavorative. La lode per un lavoro ben fatto rafforza tale comportamento e aumenta la probabilità del suo proseguimento.

E ricorda: mentre fai tutto questo, stai allenando te stesso a sviluppare la tua leadership, e ad essere un buon capo.

Se dovessi riscontrare problemi, chiedi domande a risposta aperta, come “Cosa ti impedisce di fare un lavoro ancora migliore?” O “C’è qualcosa che puoi fare per semplificare questa attività?”                  E, cosa più importante, “Come posso esserti d’aiuto?”

Una volta che hai sviluppato l’abilità di porre tali domande in modo non minaccioso, potrai essere in grado di scoprire problemi che altrimenti potrebbero non venire alla luce.

In ultimis ti ricordo, che oltre ad essere un ascoltatore esperto, sarebbe importante essere anche un buon osservatore. Per discutere di ciò che si nota, con i dipendenti.

Ed un ultimo grande consiglio: prendi l’abitudine di prendere nota di commenti casuali, o comportamenti che hai osservato, o azioni efficaci che hai visto. Questo renderà più breve ed efficace l’incontro bisettimanale con il tuo collaboratore, o con il Team.

La comunicazione per la leadership è essenziale. Per ispirare gli altri e ottenere risultati migliori dal tuo team. Impara come migliorare le tue capacità comunicative e di leadership, entra in contatto con noi.

Grazie per avermi letto fin qui e ti sarei grato, se in segno di apprezzamento tu voglia lasciare un commento, o condividere questo articolo.

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Sergio Amatulli

L’autore: Sergio Amatulli si occupa di Executive e Team Coaching, formazione manageriale e Temporary Management dal 2002. Speaker e docente in ambito Soft Skills, si occupa di progetti di cambiamento e sviluppo organizzativo in azienda, attraverso la formazione ed il Coaching. Opera in tutto il Nord Italia, ed è un appassionato studioso di Leadership e Intelligenza Emotiva. Scrive per www.coachingaziendale.info .

NEUROSCIENZE E BENESSERE MENTALE AL LAVORO

NEUROSCIENZE E BENESSERE MENTALE AL LAVORO

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Alcuni recenti studi sulle neuroscienze descrivono come la neuroplasticità dia il potere di modellare il cervello ed il benessere.

In generale sono affascinato dal lavoro dei neuroscienziati, ed i loro studi sul cervello e a trarne spunti e applicazioni per saperne sempre di più. E lo trovo normale, occupandomi di Sviluppo delle Risorse Umane e quindi delle Organizzazioni

Tra questi scienziati seguo da tempo il team della Dott.ssa Lara Boyd, e gli studi sulla neuroplasticità cerebrale. Tra breve ti inserisco un video del TED Canadese, in cui lei spiega gli ultimi risultati dei suoi studi, e sono certo che lo troverai ricco di spunti.

Prima però ti evidenzio i punti salienti, in ordine induttivo:

  • Tutti i nostri comportamenti, soprattutto quelli che ripetiamo di frequente, modificano il nostro cervello
  • Il cervello è in grado di riorganizzare le sue “reti” costantemente, per supportare il costante apprendimento, e la nostra personale evoluzione
  • La ripetizione frequente, modifica la struttura delle reti neuronali, creando apprendimenti/modelli di lungo termine
  • Un apprendimento stabile, ha bisogno di tempo. Ciò che si vede nel breve termine non riflette un apprendimento..
  • Quando si sviluppo una nuova abilità, essa stimolerà anche una maggiore facilità ad apprendere facilmente altre abilità correlate (vedi esempi dei tassisti di Londra)
  • Tutto ciò che fa parte del nostro quotidiano, influenza e modifica le reti neuronali del nostro cervello
  • Da quanto detto prima, ogni individuo ha una sua neuroplasticità. Perchè ognuno ha una quotidianietà ed elementi da cui è influenzato, diversi. Questo è il motivo perchè le neuroscienze si stanno orientando su terapie sempre più personalizzate. Questo è anche il motivo percui per alcuni è semplice imparare alcune cose e per altri difficilissimo
  • La neuroplasticità cerebrale, funziona in base agli stimoli ripetuti che diamo al nostro cervello… MA E’ A-CRITICA. Ovvero: siamo in grado di apprendere e modificare reti (da cui modelli comportamentali) sia positivi che negativi.. Quindi il nostro cervello è influenzato da ciò fai ma anche da ciò che non fai.

Da tutto questo possiamo trarne alcune importantissime lezioni:

  1. Non sottovalutare il tempo che dedichi alle relazioni (soprattutto quelle frequenti ad es. sul lavoro), ma soprattutto alla loro qualità. In un modo o nell’altro gli stimoli (positivi o negativi) che riceverai dai esse, modificheranno il tuo cervello.
  2. La direzione è verso l’apprendimento sempre più personalizzato, per sfruttare al meglio le caratteristiche personali, e soprattutto per sviluppare un corretto piano di pratica. In questo senso, in termini di efficacia, le aule di formazione avranno sempre più un valore “ispirazionale” e meno allenante. Questa è anche la spiegazione dello studio dell’International Management Association del 2002, che riferisce un maggior impatto dell’88% del Coaching rispetto alla formazione classica, sulla produttività.
  3. Non sottovalutare il tempo che dedichi alla lettura. Che tu legga libri, articoli o post sui social, ricorda che sono in grado di stimolare, modificare, creare, le reti neuronali del tuo cervello. Magari anche le discussioni che segui su questa piattaforma. La qualità di ciò che leggi modificherà tutto il resto.

Concludo esortandoti a essere “realmente” padrone degli stimoli che riceve la tua mente, ad essere selettivo, a dare il giusto valore al tuo tempo, e alla qualità del tempo che metti a disposizione nelle varie attività che svolgi. E se vuoi, aiutami a rendere consapevoli le persone con cui interagisci spesso, di questi meccanismi e scoperte delle neuroscienze applicate al benessere individuale.

Spero di aver arricchito di un nuovo “stimolo” il tuo tempo, e mi farebbe piacere se volessi condividere nei commenti ulteriori riflessioni che ti hanno fatto venire in mente il video. Cos’altro non dovremmo sottovalutare?

Eccolo

 

L’autore: Sergio Amatulli si occupa di Executive e Team Coaching, formazione manageriale e Temporary Management dal 2002. Speaker e docente in ambito Soft Skills, si occupa di progetti di cambiamento e sviluppo organizzativo in azienda, attraverso la formazione ed il Coaching. Opera in tutto il Nord Italia, ed è un appassionato studioso di Leadership e Intelligenza Emotiva. Scrive per www.coachingaziendale.info .

 

ATMOSFERA IN AZIENDA: LEADERSHIP E CONTAGIO EMOTIVO

ATMOSFERA IN AZIENDA: LEADERSHIP E CONTAGIO EMOTIVO

L’atmosfera che viviamo in azienda, come facilmente possiamo intuire, influisce sulle nostre prestazioni.

Ma è possibile esprimere questa influenza in termini quantitativi?

Nel libro Essere Leader (BUR, 2005), gli autori Daniel Goleman, Richard E. Boyatzis e Annie McKee affermano che: Alla fine di un trimestre, i fattori che concorrono a caratterizzare le aziende più floride sono necessariamente complessi: le nostre analisi suggeriscono tuttavia che l’atmosfera – lo stato d’animo generale dei dipendenti – possa incidere nella misura del 20-30 per cento sulle prestazioni.”

(altro…)