LA GRANDE ABBUFFATA DELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE ITALIANA

Carissimi lettori,

oggi ho il piacere di aggiornarvi su alcune informazioni tratte da un articolo del blog le formiche.net, scritto da Filippo Di Nardo.

Affronta il tema della formazione professionale in Italia, facendo riferimento a percentuali specifiche su come gli italiani si approcciano e scelgono la formazione professionale, vediamo nel dettaglio.

 

Quando si parla di lavoro ci sono due paroline magiche che ogni tanto compaiono e scompaiono a seconda della situazioni: si tratta della formazione professionale. Quante volte abbiamo sentito dire che il futuro di un Paese è nella sue capacità di fare formazione, di investire nella conoscenza, di riqualificare i lavoratori per garantirgli un lavoro? Quante volte abbiamo sentito a tal proposito richiedere sempre più soldi da investire? Tante volte, forse troppe.

Ogni tanto, però, vengono fuori i numeri della formazione professionale in Italia che ci dicono qual è la realtà vera e non quella fantasticata. Da una recente indagine dell’Isfol, l’organismo che fa capo al Ministero del lavoro e che si occupa del monitoraggio della formazione in Italia, emergono tante cose, ma una in particolare salta all’occhio.

Su 40 mila corsi di formazione professionale regionali realizzati con i soldi pubblici e che hanno coinvolto 670 mila allievi, il 70 % circa dei corsi erogati hanno riguardato due argomenti: informatica di base e sicurezza sul lavoro! Nello specifico, il 37,4% dei corsi ha riguardato l’informatica di base e il 29,1% la sicurezza sul lavoro.

Non ci siamo. La formazione professionale ha senso se permette di acquisire competenze e conoscenze utili e finalizzate ad apprendere un mestiere, una professione, oppure a rafforzare il proprio bagaglio di conoscenze.

Ogni anno il rapporto Excelsior ci dice che mancano all’appello circa 100 mila occasioni di lavoro per mancanza di persone qualificate. Ebbene, i soldi della formazione professionale dovrebbero essere spesi per realizzare percorsi di formazione verso questi lavori che garantirebbero un’occupazione. La realtà, invece, è quella appena vista. Milioni di euro buttati, nella maggioranza dei casi in corsi di scarso valore.

Ma è così difficile fare una formazione coerente con le richiedete del mercato del lavoro? E’ impossibile indirizzare corsi e risorse verso competenze e professionalità spendibili per la propria occupabilità?

Qualche settimana fa sono stati resi noti i risultati di un dossier realizzato da McKinsey su otto paesi dell’UE, dal titolo: “il viaggio tempestoso dell’Europa dall’educazione al lavoro”. L’Italia risulta all’ultimo posto per la capacità delle aziende di trovare i lavoratori giusti e con le competenze richieste. Questa difficoltà è riscontrata nel 47 per cento degli imprenditori intervistati. Un’ecatombe! Se la nostra formazione professionale continua a funzionare come abbiamo visto, tutto si spiega.

Ho un grande timore: tra quest’anno e il 2015 il piano garanzia giovani finanziato dall’UE prevede per l’Italia 1,5 miliardi. Che fine faranno questi soldi che servirebbero per trovare un lavoro o realizzare un corso di formazione adeguato ai giovani sotto i 24 anni?

Grazie per l’attenzione, spero che questo articolo possa essere motivo di riflessione e condivisione e arrivederci al prossimo articolo.

Veronica Altosinno

Office Junior Manager & Head Assistant

Human Performance di Sergio Amatulli
Formazione manageriale e Coaching
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Sergio Amatulli at Human Performance Italia
Sergio Amatulli è il fondatore della Human Performance, un esperto Executive e Team Coach, Docente in ambito Soft Skills, si occupa di sviluppo di progetti di cambiamento e sviluppo organizzativo in azienda. Opera in tutto il Nord Italia, ed è un appassionato studioso di Leadership e Intelligenza Emotiva.
Svolge spesso interventi come Temporary Manager nel ruolo di Direttore Organizzazione e Formazione, presso piccole e medie imprese.
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