TROVATO L’ANTIDOTO ALLA SOLITUDINE DEL CAPO

 

L'antidoto alla solitudine del Leader.
L’antidoto alla solitudine del Leader.

L’argomento che riguarda la solitudine dei numeri 1 è stato trattato più volte e penso ci sia consapevolezza diffusa su questa dinamica che coinvolge chi per lavoro ricopre ruoli apicali. Sono convinto che questo sia tra quegli aspetti sottovalutati che condizionano le performance di un Capo, le sue capacità ed il suo benessere/equilibrio emozionale. E se tutti avessimo dei Capi dotati di benessere/equilibrio emozionale… Beh, forse questo avrebbe molte implicazioni positive. E visto che questo blog è diretto soprattutto a chi ricopre ruoli di responsabilità o è curioso sui risvolti che ha il Coaching in Azienda, oggi ne voglio parlare con te, con voi. 

Sicuramente la solitudine dei capi ha più sfaccettature: la solitudine creata dalle aspettative che arrivano dall’alto, come anche da quelle che arrivano dai collaboratori, la solitudine che deriva dal dover fare delle scelte (e generalmente le scelte non possono mai accontentare tutti), la solitudine dovuta alla diffidenza tra ruoli diversi e quella dovuta ad atteggiamenti sbagliati del capo stesso.

Ma in questo articolo voglio mettere in risalto un altro tipo di solitudine: quella più intima, generalmente portata dal ruolo di Leader, per cui è difficile trovare un confronto aperto e senza pregiudizio, per cui è difficile confidare gli aspetti più “umani” di ciò che si vive al lavoro, quella basata sulla paura di mostrare la propria autenticità: dubbi, paure e fragilità comprese (eh già, anche i Leader, piccoli o grandi che siano, sono pieni di dubbi, paure e fragilità, che ti aspettavi?).

A mio modo di vedere, soprattutto se si svolge il ruolo da tanti anni, una delle cause a volte nasce in modo del tutto inconsapevole: si rimane “vittima del proprio ruolo”. Chi sta ricoprendo un ruolo di vertice sa benissimo di cosa sto parlando e sa che è davvero difficile superare la convinzione che nessuno che gli è intorno sia in grado di volerlo “vedere” in modo diverso, oppure sia in grado di ascoltare fatti e implicazioni del suo ruolo di Leader senza giudicare o voler comprendere le difficoltà e sofferenze che stanno dietro all’esercizio di tale posizione.

Un’altra causa che ho rilevato svolgendo il mio lavoro di Coach è data da una istintiva diffidenza sull’autenticità degli altri nei rapporti con il capo. Questa diffidenza, per alcuni, scatta in modo del tutto incontrollato e conduce appunto ad una difficoltà nel trovare qualcuno di cui potersi veramente fidare e con cui essere “totalmente autentici” (ho parlato di questo aspetto nel precedente articolo che puoi leggere qui).

Eppure ritengo che fidarsi e confidarsi possa essere una fonte di “energia motivazionale” assoluta.

Per coloro che avvertono questa sensazione voglio suggerire un metodo che ho trovato infallibile per i Coachee che seguo e che, come molte delle cose di cui parlo, insegno e condivido, è passato per primo dalla mia esperienza personale. Il suggerimento è semplice, ma le resistenze a metterlo in pratica possono essere molte. Quindi, come fare per condividere in modo “libero” e “protetto dal giudizio” tutto il peso delle responsabilità che senti?

“Chiama o incontra un vecchio amico/amica”

Sono certo che tra tutti i tuoi vecchi amici e amiche, dell’università o del tuo primo lavoro, c’è qualcuno che ti “conosce” o forse è meglio dire “da cui ti sei fatto conoscere”, per il quale provi stima e al quale riconosci una buona capacità di ascolto ed un’assenza di giudizio. Dev’essere qualcuno con cui hai condiviso un’esperienza forte, che in qualche modo vi ha fatto essere in sintonia. Esiste? Ne sono certo. E’ il caso di spremere le meningi, perché ti assicuro che confrontarsi con qualcuno che ti stima e che ti ha apprezzato, libero da ogni connessione con il tuo presente, è un’esperienza bellissima.  Vedrai che mentre ci parli riceverai una scossa di energia nuova che porterà con sé nuove consapevolezze, nuove decisioni, nuove soluzioni. Warning: non funziona con i parenti, sono spesso troppo coinvolti con il tuo presente.

Non procrastinare, supera il timore della sua reazione (a maggior ragione se non vi sentite da tempo). Ti assicuro che ciò che riceverai sarà un premio ben più grande dello sforzo fatto. Cercalo sui social, recupera il suo contatto, ma fallo. A me è capitato qualcosa di simile ieri sera e, seppur breve, è stato un piacere vero.

E’ proprio il caso di dire che una telefonata migliora la resilienza.

Mi auguro che questo suggerimento possa esserti stato utile e mi piacerebbe se volessi commentare questo articolo. O forse potrebbe essere utile a qualcuno che conosci, per cui aiutami a condividerlo, te ne sarei grato.

A proposito, se lo ritieni utile ti segnalo questa iniziativa di Human Performance, un’opportunità di confrontarti con un Coach (che è una sorta di vecchio amico soprattutto capace di ascoltare senza giudicare e spesso fonte di un utile confronto) e conoscere l’Executive Coaching.

Credits: l’immagine richiama il film “Quasi amici”, se potete riguardatelo.

See you soon

Sergio Amatulli

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Sergio Amatulli

Sergio Amatulli at Human Performance Italia
Sergio Amatulli è il fondatore della Human Performance, un esperto Executive e Team Coach, Docente in ambito Soft Skills, si occupa di sviluppo di progetti di cambiamento e sviluppo organizzativo in azienda. Opera in tutto il Nord Italia, ed è un appassionato studioso di Leadership e Intelligenza Emotiva.
Svolge spesso interventi come Temporary Manager nel ruolo di Direttore Organizzazione e Formazione, presso piccole e medie imprese.
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